
La durata di una due diligence legale non si stabilisce partendo da un calendario astratto: dipende dal perimetro dell’operazione, dalla qualità dei documenti disponibili e dalle questioni che possono modificare prezzo, garanzie, condizioni o decisione di procedere. La priorità va quindi assegnata non al documento più facile da leggere, ma al rapporto tra possibile impatto sulla trattativa, incompletezza delle informazioni e possibilità di chiarire il punto in tempo utile.
Una sequenza operativa efficace parte dalla mappa dell’operazione, separa le verifiche essenziali dagli approfondimenti successivi e porta ogni criticità a uno snodo decisionale concreto: chiarire, richiedere tutela contrattuale, rivedere le condizioni economiche oppure sospendere la decisione in attesa di elementi ulteriori. La due diligence aziendale diventa così uno strumento per governare l’incertezza documentale, non una raccolta indistinta di fascicoli.
Da quali rischi iniziare nella due diligence legale
Il primo passaggio utile consiste nel tradurre la trattativa in domande verificabili. L’acquirente, il venditore, il CFO o il coordinatore del processo possono chiedersi: quale attività o rapporto genera valore nell’operazione? Quali impegni continuano dopo il trasferimento? Quali documenti, se incoerenti o incompleti, potrebbero rendere necessario rivedere una condizione negoziale?
In una verifica legale, le aree da porre inizialmente in relazione con l’operazione possono comprendere la struttura societaria e i poteri di rappresentanza, i contratti rilevanti, gli impegni verso clienti o fornitori, i rapporti di lavoro, le controversie o contestazioni segnalate, i diritti su beni e gli accordi che possono limitare la disponibilità dell’azienda o di sue attività. Non sono categorie da esaminare tutte con identica profondità: la loro rilevanza dipende da ciò che si acquista, si cede o si intende mantenere operativo dopo la trattativa.
Un contratto ricorrente, per esempio, merita un’attenzione anticipata se rappresenta una componente importante dell’attività oggetto dell’operazione, se contiene condizioni poco chiare sul trasferimento o se la documentazione non consente di ricostruire con sicurezza obblighi, durata e interlocutori. Al contrario, un documento formalmente disponibile ma estraneo al perimetro economico e operativo della trattativa può essere classificato per un controllo successivo. Questa distinzione evita che l’analisi proceda per quantità di file anziché per conseguenze possibili.
Conviene attribuire a ogni questione una priorità operativa. Una priorità alta non equivale a una passività accertata: indica che il punto può incidere sulla decisione e richiede evidenze prima dello snodo negoziale. Una priorità media può riguardare un’informazione da completare o una coerenza da verificare. Una priorità bassa può restare monitorata quando, allo stato dei documenti, non appare collegata in modo diretto alla struttura dell’operazione.
La sequenza che rende i tempi controllabili
I tempi diventano più leggibili quando il lavoro è organizzato per passaggi decisionali e non per una lista rigida di documenti. Una sequenza prudente può iniziare con la definizione del perimetro: soggetto coinvolto, oggetto della trattativa, attività da preservare, interlocutori e decisioni previste. Senza questo passaggio, anche una data room ordinata può produrre verifiche disperse.
Segue una ricognizione iniziale della documentazione, finalizzata a capire non soltanto cosa esiste, ma quale documento consente di rispondere a una domanda rilevante. È utile distinguere i documenti ricevuti da quelli citati ma non disponibili, dalle versioni non databili o dalle informazioni che richiedono un confronto con gli interlocutori. L’assenza di un documento non prova di per sé un problema; segnala però un punto che non può essere trattato come chiarito.
Il terzo passaggio è la lettura incrociata delle informazioni. Una delibera, un contratto, una visura o una comunicazione interna possono descrivere aspetti dello stesso rapporto da angolazioni diverse. Il controllo interno organizzativo consiste nel confrontare oggetto, soggetti, date riportate, autorizzazioni, obblighi e documenti richiamati. Se emerge una differenza, il risultato operativo non è forzare una spiegazione: è formulare la domanda precisa, indicare l’evidenza utile a rispondervi e assegnare il punto alla priorità adeguata.
Solo dopo questa prima lettura conviene definire gli approfondimenti. La sequenza può prevedere richieste mirate, chiarimenti con il venditore o con i responsabili indicati, valutazione delle conseguenze sulla struttura della trattativa e aggiornamento del quadro delle questioni aperte. Per le verifiche che coinvolgono profili legali, immobiliari, lavoristici o tecnici, lo studio di commercialisti può coordinare i professionisti associati nel perimetro concordato, mantenendo ordinati priorità, documenti e interlocuzioni.
Per approfondire il solo tema della documentazione legale e della sua classificazione, può essere utile la guida sulla due diligence aziendale: documenti legali, tempi e priorità della verifica. Qui il punto centrale resta invece la scelta della sequenza quando i rischi potenziali devono essere collegati alle decisioni della trattativa.
Caso tipo: trasformare una criticità documentale in una decisione
Si consideri un caso ipotetico: un investitore sta valutando l’acquisto di una società e riceve una data room con documenti societari, contratti principali e un elenco dei rapporti in corso. Non si tratta di un caso reale né di un esito già determinato; serve a mostrare come ordinare tempi e priorità.
- Primo elemento: il perimetro. Dalla trattativa emerge che la continuità di alcuni rapporti commerciali è rilevante per il valore attribuito all’azienda. Il gruppo di lavoro non parte dalla lettura indistinta di tutti i contratti: individua quelli collegati alle attività che l’acquirente intende mantenere e verifica se l’elenco ricevuto consente di riconciliarli con i documenti disponibili.
- Secondo elemento: la differenza da chiarire. Un accordo riportato nell’elenco non è presente nella versione sottoscritta, mentre un documento disponibile richiama condizioni o allegati non inclusi. La conclusione provvisoria non è che il rapporto sia irregolare o che produca un danno. La questione aperta è più circoscritta: non è ancora possibile ricostruire integralmente obblighi, durata e documenti richiamati.
- Terzo elemento: lo snodo decisionale. Poiché il rapporto è collegato a un’attività rilevante per l’operazione, la richiesta della versione completa e dei relativi allegati riceve priorità alta. Fino al chiarimento, il team può evitare di trattare quel rapporto come pienamente confermato nel quadro della trattativa. Se la documentazione completa chiarisce il contenuto, la priorità può diminuire; se invece mostra limiti o impegni non considerati, occorre valutarne l’effetto su condizioni, garanzie o ulteriori approfondimenti.
Il risultato utile del caso tipo è una decisione di processo, non un giudizio definitivo sull’operazione: si sa quale documento richiedere, perché è prioritario e quale fatto cambierebbe la conclusione provvisoria. Questo permette di concentrare i tempi sul punto che può incidere realmente sulla scelta, lasciando le verifiche meno connesse a una fase successiva o a un monitoraggio mirato.
Quando coinvolgere lo studio e quali informazioni preparare
Conviene coinvolgere il professionista quando i documenti non si lasciano ricondurre con chiarezza all’operazione, quando più aree di verifica si sovrappongono o quando una questione aperta può incidere sulle condizioni della trattativa. Attendere di avere un fascicolo perfetto può ritardare la definizione delle priorità; è spesso più utile sottoporre una situazione ordinata, evidenziando ciò che è disponibile e ciò che resta da chiarire.
Alessio Ferretti STP, studio di commercialisti, può esaminare e gestire professionalmente il caso concreto nel perimetro del servizio, definendo le verifiche contabili, economiche e fiscali e coordinando, quando necessario, gli approfondimenti con professionisti associati per i profili ulteriori.
Per una prima valutazione, è utile descrivere la situazione della trattativa, il livello di urgenza e un elenco dei documenti disponibili, senza allegare dati personali o riservati. Dopo il contatto si possono concordare modalità appropriate per la trasmissione della documentazione necessaria.
Richiedi una consulenza per definire perimetro, priorità e sequenza della due diligence.

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